Il mercato crolla? NO, si allinea alla passione vera.

Con riferimento all’ultimo articolo de LA STAMPA, a firma di Vincenzo Borgomeo mi sento di dover delineare alcuni pensieri.

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare, con toni allarmistici, di un presunto “crollo” del mercato delle auto d’epoca, prendendo a pretesto la vendita all’asta di una Ferrari 250 GTO ad un prezzo inferiore alle aspettative più sensazionalistiche.

Una visione però superficiale che rischia di confondere l’opinione pubblica e di banalizzare un settore complesso, storico e culturale.

Non è un crollo: è un riallineamento.

Se il mercato stesse davvero crollando, le auto non si venderebbero. Andrebbero invendute, ritirate, respinte dal mercato. E invece non è ciò che accade. Le vetture di altissimo livello continuano a trovare acquirenti, ma a valori più coerenti, simili a quelli di circa vent’anni fa, prima che il comparto entrasse nel vortice di investimenti finanziari, fondi speculativi e acquisti “a pacchetto” che hanno gonfiato artificialmente le quotazioni.

Quello a cui assistiamo oggi non è una caduta libera, ma una fisiologica correzione: il ritorno a prezzi più legati alla realtà storica, tecnica e collezionistica delle vetture, e meno alle aspettative irrazionali di rendimenti a doppia cifra.

Il mercato tiene quando la passione guida le scelte.

Il mercato delle auto d’epoca regge e continuerà a reggere quando l’acquisto nasce da una motivazione passionale: guidare, partecipare a eventi, vivere la storia dell’automobile.

Al contrario, vacilla quando l’auto viene trattata come un mero strumento finanziario, parcheggiata in un caveau in attesa di una plusvalenza.

Attenzione: da tempo vado dicendo che le auto storiche non sono azioni né criptovalute. Sono oggetti culturali, tecnici e sportivi, che richiedono conoscenza, manutenzione, utilizzo. Quando questo principio viene dimenticato, il mercato si deforma. Quando ritorna centrale, il mercato si stabilizza.

Il problema non è il mercato, ma la narrazione.

Parlare di “crollo” dell’intero comparto automobilistico storico richiederebbe una profonda cultura automobilistica, una conoscenza delle dinamiche del mondo del veicolo classico, dei registri storici, delle differenze tra mercati nazionali, delle aste, delle vendite private e soprattutto della storia delle vetture.

Senza queste basi, il rischio è di trasformare un numero di un’asta caso isolato in un titolo sensazionalistico, utile forse a fare clic, ma non a informare correttamente.

In conclusione, a mio avviso il mercato delle auto d’epoca non sta crollando. Sta semplicemente tornando a respirare aria pura di passione dopo anni di eccessi gonfiati.

Le grandi auto restano grandi. Le auto con storia, uso e anima continueranno a essere desiderate.

A crollare, semmai, è l’illusione che tutto possa salire all’infinito senza passione, cultura e conoscenza. Tutto questo, più che una crisi, è un ritorno alla verità del collezionismo.